L’imperatore d’Italia

A Milano, nella Basilica di Sant’Ambrogio, nella parete della navata di sinistra, adiacente ad un confessionale, è murata una lapide tombale che così recita: Hic Cubat Aeterni Hluduvicus Caesar Honoris. Probabilmente non è autentica e si tratterebbe di una copia del XV secolo. Ricorda un personaggio poco conosciuto che tuttavia ebbe la ventura di essere il primo personaggio storico, passato il tempo dei regni romano-barbarici, a regnare effettivamente e in modo pressochè esclusivo sulla penisola italiana. Si tratta dell’imperatore carolingio Ludovico II, detto “il Giovane”, pronipote di Carlo Magno, morto cinquantenne nell’875, dopo vent’anni di regno. Pur godendo pienamente del titolo di imperatore del Sacro Romano Impero regnò esclusivamente sull’Italia e per tale motivo fu onorato con il titolo di Imperator Italiae.

Lapide tombale di Ludovico nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano (foto di G.Dall’Orto)

Ludovico era figlio di Lotario, a sua volta figlio primogenito dell’imperatore Ludovico il Pio, ed era nato intorno all’825. Il padre era rimasto vittima delle decisioni di spartizione che avevano messo fine all’unità dell’impero carolingio e, malgrado unico tra i suoi fratelli fosse investito del titolo imperiale, aveva dovuto accettare con il trattato di Verdun dell’843 di lasciare ai due fratelli Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo rispettivamente le terre a destra del Reno, che avrebbero costituito il regno dei Franchi Orientali, in seguito regno di Germania, e quelle a sinistra della Mosa, che avrebbero costituito il regno dei Franchi Occidentali, in seguito regno di Francia. Lotario, oltre a una primazia più teorica che reale sui fratelli derivante dal titolo imperiale, aveva mantenuto per se il dominio delle terre che delimitate dalla Mosa e dal Reno dal mare del Nord raggiungevano i rilievi alpini (dette in seguito Lotaringia) e quindi proseguivano nell’antico Regnum Langobardorum (ora chiamato Regnum Italiae) sino al meridione d’Italia sotto controllo bizantino. Inoltre Lotario manteneva, grazie alla Constitutio Romana dell’825, una sorta di primato politico sul papato, in quanto l’imperatore godeva di diritto di conferma sull’elezione papale, che rimaneva prerogativa dell’aristocrazia e dell’alto clero della città di Roma. In ossequio alla tradizione franca e carolingia Lotario tuttavia, come il padre, divise lui vivente i propri domini tra i tre figli maschi, Ludovico, Lotario e Carlo. Al primo lasciò l’Italia con il titolo imperiale, al secondo i territori transalpini costituiti in regno di Lotaringia e al terzo i territori sud-occidentali costituiti in regno di Provenza.

Ludovico, il maggiore, era stato investito dal padre del Regnum Italiae ancora vivente il nonno Ludovico il Pio, alla dieta di Worms nell’839, e già nell’844 era stato inviato con un esercito a Roma a seguito dei disordini seguiti alla morte di papa Gregorio IV e alla contestata elezione di Sergio II. In tale occasione procedette a nome del padre a esercitare le prerogative imperiali e fu incoronato re in San Pietro. Da quel momento Ludovico pur risiedendo a Pavia prestò notevole attenzione a Roma. Non riuscì a salvarla dalla terribile incursione saracena dell’846 ma fu cruciale nei successivi eventi che portarono a una raccolta di fondi in tutto l’impero per finanziare la costruzione sotto papa Leone IV delle Mura Leonine; inoltre nell’848 si spinse ancora a Roma con l’esercito respingendo una nuova incursione saracena e proseguendo nel sud longobardo arrivando a imporre la ripartizione del ducato di Benevento tra Benevento e Salerno e acquisendo una accresciuta legittimità che sarebbe stata mantenuta in seguito.

Morto il padre nell’855 Ludovico gli successe come imperatore ed entrò nella pienezza del potere come Rex Italiae. Da allora, per vent’anni, dispiegò un grande attivismo nell’esercizio del potere meritandosi pienamente il titolo con cui è passato alla storia.

Da Pavia, ove era solitamente basato, Ludovico intraprese numerose visite nei territori dell’Italia settentrionale, svolgendo un’intensa attività di rilascio di diplomi e capitulares volti a regolare tutti gli aspetti della vita del regno, dall’amministrazione pubblica, all’organizzazione militare, alla vita quotidiana, alla vita religiosa. Di tali documenti restano ampie testimonianze. La nobiltà, tanto franca quanto longobarda, non fu particolarmente riottosa durante il suo regno anche se sono ricordati suoi interventi nel ducato di Spoleto. Stretti rapporti furono mantenuti da Ludovico con Venezia e con il suo doge Pietro Tradonico. Molto attento fu Ludovico ai rapporti con il papato, che in vario modo cercava di emanciparsi dai dettami della Constitutio Romana. Buoni furono i rapporti con papa Leone IV (847-855) meno buoni quelli con il volitivo Niccolò I (855-867) con cui Ludovico ebbe violenti contrasti a causa della questione del divorzio dalla prima moglie di suo fratello Lotario II, re di Lotaringia.

Ludovico II nel Chronicon Casauriense (sec.XII) (Bibl.Nat.de France)

Grande attenzione fu infine posta dal re e imperatore al problema saraceno. Padroni del Nordafrica e in larga parte della Sicilia, nella quale si erano insediati a partire dall’827, i musulmani intrapresero continue scorrerie lungo le coste della penisola. L’Italia meridionale era allora in larga parte possedimento bizantino, diviso nei tre temi di Langobardia, Lucania e Calabria mentre la Campania era divisa in principati di origine longobarda che blandamente riconoscevano l’imperatore carolingio. Il dominio bizantino era tuttavia più nominale che reale, stante la lontananza dalla capitale Costantinopoli e la debolezza della dinastia amoriana che vi governava al tempo. Si aggiunga il fatto che i principi longobardi, spesso in lotta tra loro, non si facevano scrupoli nel reclutare guerrieri saraceni come mercenari. Il risultato era che i musulmani erano addirittura riusciti intorno all’847 a conquistare Bari e a creare nei territori circostanti un emirato indipendente che rappresentava una spina nel fianco dei territori cristiani. Ludovico, pressato in tal senso anche dal papa, dedicò grandi energie a riconquistare tali territori alla cristianità. Dopo un tentativo congiunto con i bizantini fallito nell’865 nell’871 un rinnovato sforzo portò l’esercito reale, unito con i contingenti dei principi longobardi e con l’ausilio di una flotta bizantina, alla riconquista della città e alla caduta dell’emirato. Con la vittoria Ludovico era all’apogeo del proprio prestigio. Tuttavia proprio allora, ritiratosi con la moglie Engelberga a Benevento, dovette subire l’affronto del principe Adelchi che arrivò a impadronirsi della coppia imperiale imprigionandola per un mese nel palazzo. Ludovico e Engelberga furono liberati dopo aver promesso ad Adelchi di non entrare più con forze militari nel territorio beneventano. L’evento destò enorme scandalo, si diffuse pure la voce che Ludovico fosse stato ucciso, ma ciononostante non si generarono altre ribellioni in Italia ne tentativi esterni di entrare nel paese, segno della solidità dell’autorità imperiale. L’imperatore fu sciolto dal papa Adriano II dalla promessa fatta al principe beneventano e nell’872 ritornò in armi nell’Italia meridionale. Ottenne la sottomissione del principe Guaiferio di Salerno ma non quella di Benevento.

Negli ultimi anni Ludovico, che non aveva avuto figli maschi da Engelberga, si occupò della propria successione. I suoi fratelli minori Lotario e Carlo erano morti senza eredi, nell’869 e nell’863. Ludovico era riuscito a impadronirsi dei domini di Carlo ma non di quelli di Lotario, che erano finiti con il trattato di Meersen dell’870 spartiti tra i suoi zii, Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico. Alla fine nominò proprio erede Carlomanno, figlio di Ludovico il Germanico. Tornato nell’Italia settentrionale l’imperatore venne a morte a Ghedi presso Brescia il 12 agosto 875. Fu sepolto a Brescia ma cinque giorni dopo la sua morte l’arcivescovo di Milano, Ansperto da Biassono, venne a Brescia, fece imbalsamare il cadavere, e lo guidò in una processione durata due giorni sino a Milano, ove fu tumulato nella Basilica di Sant’Ambrogio. Con Ludovico ebbe nei fatti fine l’effimera esperienza di un Regnum Italiae con un solido potere regio. Dopo di lui il paese divenne luogo di scontro tra vari pretendenti, spesso stranieri, che regnarono in modo effimero per quasi un secolo, sino a quando Ottone di Sassonia nel 962 legò definitivamente il paese all’orbita germanica.

Per approfondire:

Bougard, François; LUDOVICO II, re d’Italia, imperatore in “Dizionario Biografico degli Italiani”, Vol.66, 2006

Delogu, Paolo; Lombard and Carolingian Italy in “The New Cambridge Medieval History”, Vol.2, 1995

Halphen, Louis; Charlemagne et l’empire carolingien, Parigi, 1968

Riché, Pierre; Les Carolingies, Parigi, 1992

Poupardin, René; I regni carolingi (840-918) in “Storia del mondo medievale”, Vol.II, 1979

Fonti:

Andrea da Bergamo; Historia, in “MGH, Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX”, Hannover, 1878

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