Il sovrano che cambiò per sempre la Russia

Ivan IV, conosciuto come il Terribile, è ricordato come uno dei sovrani più crudeli della storia europea.

Ma il suo soprannome significava davvero questo?

E perché l’assedio di Kazan’ del 1552 rappresenta una svolta decisiva nella storia russa?

In realtà, quello di Ivan il Terribile non fu solo un regno di sangue e paura, ma anche il momento in cui la Moscovia si trasformò in un impero.

1. Nascita ed infanzia di un sovrano traumatizzato.

Ivan IV Vasil’evič nacque nel 1530 in una Moscovia ancora segnata dall’eredità mongolo-tatara e da un equilibrio politico interno estremamente fragile. La morte del padre, Vasilij III, lo rese formalmente sovrano a soli tre anni; quella successiva della madre Elena Glinskaja (1538), probabilmente avvelenata, lo lasciò completamente in balia dei boiari, i nobili della corte russa. Durante l’infanzia e l’adolescenza, Ivan fu trascurato, maltrattato e costretto ad assistere a violenze, complotti e umiliazioni. Questa esperienza formativa generò in lui un profondo senso di insicurezza e una visione del potere fondata sulla paura, che avrebbe segnato l’intero suo regno.

2. L’incoronazione a zar e il significato ideologico del titolo.

Nel 1547, quattro anni dopo aver fatto sbranare il capo dei boiari da un branco di cani, Ivan, ora circondato da timore e rispetto, si fece incoronare primo zar di tutte le Russie, assumendo un titolo che evocava l’eredità imperiale bizantina. Mosca fu così presentata come la Terza Roma, centro della vera cristianità dopo la caduta di Costantinopoli. Fra l’altro, Ivan IV poté fare leva su una certa continuità dinastica: suo nonno Ivan III Vasil’evič, Gran Principe di Mosca noto come Il Grande (1440-1505), aveva sposato, in seconde nozze, Sofia Paleologa (†1503), nipote di Costantino XI (1405-1453), ultimo imperatore romano. In conseguenza, il giovane zar, non era più un semplice nobile fra altri nobili, soltanto un principe fra gli altri principi, ma un sovrano sacro, investito direttamente da Dio.

3. I primi anni di governo.

Ancora nel 1547, qualche settimana dopo l’incoronazione di Ivan, Mosca fu devastata da un incendio, in cui, a parte gli ingentissimi danni materiali, morirono circa 17.000 persone. Lo zar interpretò il terribile evento come collera divina, e quindi promise pubblicamente di governare, da allora in poi, nell’interesse del popolo. In effetti, si circondò di alcuni consiglieri molto moderati e nominò Aleksej Fëdorovic Adašev (†1560) ministro per le riforme. Queste riguardarono soprattutto il rafforzamento dell’esercito e la riorganizzazione dell’amministrazione statale. Tramite truppe permanenti – i cosiddetti strelizzi – Ivan IV, a far epoca dal 1550, riuscì, in breve tempo, ad ottenere il controllo su tutti gli esponenti boiari, e il soprannome Groznyjil Terribile (sul quale si tornerà più avanti), nacque proprio in tale periodo, coniato dalla fascia meno abbiente della popolazione.

4. La minaccia dei khanati tatari e l’importanza strategica del Volga.

Uno dei principali obiettivi della politica estera di Ivan IV fu la distruzione dei khanati tatari, eredi dell’Orda d’Oro, il khanato che, nei secoli precedenti, aveva governato su un territorio che si estendeva dalla Siberia e dall’Asia centrale a regioni dell’Europa orientale, dagli Urali al Danubio a ovest e dal Mar Nero al Mar Caspio a sud, confinando con le montagne del Caucaso e le aree appartenenti a un’altra entità nata dalle macerie dell’Impero mongolo, l’Ilkhanato. Questi stati, che intanto avevano abbracciato la religione musulmana, non rappresentavano soltanto una minaccia militare, ma anche un ostacolo simbolico alla piena affermazione del potere russo. In particolare, il khanato di Kazan’, situato lungo il Volga, controllava importanti vie commerciali ed era responsabile di frequenti incursioni nei territori moscoviti. La sua conquista avrebbe significato sicurezza, prestigio e accesso a nuove possibilità di espansione. Ivan iniziò a prepararla.

5. La preparazione militare dell’assedio di Kazan’.

La campagna del 1552 contro Kazan’ fu pianificata con grande attenzione. Ivan IV schierò un esercito numeroso e ben equipaggiato, dotato di artiglieria moderna (per l’epoca) e supportato da ingegneri militari russi e stranieri (sembra ci fossero anche italiani). La costruzione della fortezza di Svijažsk, assemblata rapidamente vicino al teatro delle operazioni, rappresentò un capolavoro logistico. Essa permise allo zar di mantenere una pressione costante sulla città e di isolare progressivamente il khanato.

6. Lo svolgimento dell’assedio e la caduta della città.

L’assedio di Kazan’ fu lungo e sanguinoso. I continui bombardamenti con pesantissime palle di pietra indebolirono le mura, mentre assalti ripetuti misero a dura prova i difensori. Il 2 ottobre 1552 le fortificazioni cedettero e le truppe moscovite penetrarono nella città. La conquista fu seguita da massacri, saccheggi e deportazioni della popolazione musulmana. Le moschee furono distrutte o convertite e Kazan’ fu integrata nello Stato russo.

7. Il significato storico e simbolico della conquista di Kazan’.

La caduta di Kazan’ segnò una svolta decisiva nella storia russa. Dal punto di vista territoriale, garantì il controllo del Volga e aprì la strada all’espansione verso gli Urali e la Siberia. Sul piano politico e ideologico, rafforzò l’autocrazia zarista e l’immagine di Ivan IV come sovrano eletto da Dio e difensore dell’ortodossia. Per molti storici, questo evento rappresenta la vera nascita dell’impero russo, multietnico e multiculturale, ma fondato sulla conquista violenta.

8. Successo ad est ma fallimento ad ovest

Il successo di Kazan’ contribuì ad alimentare la convinzione di Ivan IV di essere infallibile, ma altri conflitti, nonostante alcuni successi parziali, dimostrarono il contrario. Nel 1558 Ivan lanciò le proprie truppe verso ovest contro l’Estonia e la Livonia, allora uno stato denominato Terra Mariana controllato da un Ordine Teutonico in piena decadenza. Mirava ad ottenere uno sbocco sul mare per permettere alle città del nord della Russia di entrare a pieno titolo nel grande gioco commerciale europeo. Se inizialmente ottenne qualche successo si ebbe una reazione immediata da parte delle tre potenze baltiche, Svezia, Danimarca e Polonia-Lituania, per cui la Russia fu trascinata in una lunga, estenuante e costosissima guerra, la guerra di Livonia, durata sino al 1583. Qui gli eserciti russi dovettero confrontarsi con i più moderni eserciti occidentali ed ebbero quasi sempre la peggio. La Russia avrebbe dovuto attendere Pietro il Grande, un secolo e mezzo più tardi, per ottenere l’agognato sbocco sul Baltico.

9. Il terrore interno

A partire dal 1560 il paese fu gravemente danneggiato, sia economicamente sia militarmente, dai continui insuccessi e dalle spedizioni militari che non portavano alcun vantaggio territoriale. Ivan, terribilmente scosso dagli eventi, cui si aggiunse il decesso di un figlio, divenne paranoico, e tale condizione si aggravò a seguito della scomparsa dell’amatissima moglie Anastasia, avvenuta nello stesso anno. Nel 1565, la paranoia lo portò ad istituire l’opričnina: una parte del territorio russo (poco più di un terzo del medesimo), comprendente i terreni coltivabili e porzioni delle città più grandi, fu governata dallo zar senza limiti e con furore cieco. Ne fecero le spese boiari, esponenti del clero e popolazione civile, con quella di Novgorod letteralmente sterminata dalle sue truppe scelte, gli opričniki, perché i nobili locali erano stati fautori di una rivolta. L’opričnina fu abolita nel 1572, dopo la morte di almeno 10.000 persone ed il susseguirsi di numerose carestie, causate in particolare dagli esodi dei contadini.

10. Gli ultimi anni, la morte e la successione.

Negli ultimi anni di vita, Ivan IV appariva fisicamente e mentalmente logorato. In un accesso d’ira uccise il figlio ed erede Ivan, compromettendo la continuità dinastica (1581). Nondimeno, nel 1582 lo zar ratificò l’annessione del khanato di Qasim, in realtà Stato fantoccio nelle mani della Moscovia già da molti anni. Nell’anno seguente, il Terribile conquistò la Siberia occidentale, aggiungendo alla Russia il khanato di Sibir. Gravemente ammalato, lo zar si spense il 28 marzo 1584, lasciando il trono al figlio Fëdor I (1557-1598), debole fisicamente e mentalmente, e quindi incapace di governare. Alla morte di Ivan IV, la Russia era territorialmente più vasta e potente, ma profondamente segnata dalla violenza e destinata a entrare nel caotico Periodo dei Torbidi, che inizia con il successore di Fëdor I: quel Boris Godunov (1552-1605) reso immortale dal dramma di Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837) dall’opera lirica di Modest Petrovič Musorgskij (1839-1881) e dal film di Sergej Fëdorovič Bondarčuk (1920-1994): nelle rispettive arti, tre capolavori assoluti.

11. L’origine del soprannome “il Terribile”.

Il soprannome con cui Ivan IV è passato alla storia, il Terribile, deriva dal termine russo Groznyj. Tuttavia, il significato originario di tale termine non coincide esattamente con l’accezione moderna di crudeltà. Piuttosto, Groznyj indicava qualcosa di terribile nel senso di temibile, potente, capace di incutere timore reverenziale. In principio, quindi, il soprannome aveva una connotazione positiva, legata all’idea di uno zar forte e autorevole, in grado di difendere lo Stato e punire i nemici. Soltanto con il passare del tempo, e soprattutto alla luce delle violenze dell’opričnina e degli eccessi repressivi del suo regno, il termine assunse un significato prevalentemente negativo. La traduzione occidentale ha contribuito a fissare questa immagine, tuttavia semplificando una figura storica molto più complessa e ambigua.

—–

Fonti:

  • Isabel de Madariaga, Ivan the Terrible: First Tsar of Russia, Yale University Press
  • Ruslan Grigorʹevič Skrynnikov, Ivan the Terrible, Longman
  • Janet Martin, Medieval Russia 980–1584, Cambridge University Press
  • Nicholas V. Riasanovsky, Storia della Russia, Bompiani
  • Sergej Platonov, Ivan Groznyj, Academia
  • Henri Troyat (con trad. di A. Silva), Ivan il Terribile, Collana La Storia, Milano
  • Alessandro Barbero, Ivan il Terribile, in Passato e Presente (Rai3, 18 marzo 2019)

Lascia un commento