Terra Mariana

La colonizzazione tedesca dei paesi baltici

La Livonia, ovvero le terre oggi grossomodo corrispondenti ai due stati baltici di Lettonia ed Estonia, era abitata nel secolo XII da una serie di popolazioni appartenenti ai due gruppi baltico ed ugro-finnico. Tali popolazioni, denominate Letgalli, Semgalli, Curoni, Livoni, Estoni, praticavano tanto l’agricoltura, la pastorizia, l’allevamento e la pesca, attività stanziali, quanto il commercio e la pirateria nelle acque del Baltico. Erano organizzati in comunità tribali con capi locali (anziani) e praticavano culti pagani legati a divinità naturali, con sacrifici animali e talvolta umani. Avevano da tempo ampi contatti commerciali con i mercanti provenienti dalla Scandinavia e dalla Germania del nord così come con alcune città russe, Pskov e soprattutto Novgorod. La Livonia era in generale una terra relativamente ricca, adatta all’agricoltura e all’allevamento, ricca di risorse naturali quali il legno e l’ambra, e posta in un luogo strategico per il commercio con la Russia.

Verso la fine del secolo, seguendo un cliché già visto nei confronti delle popolazioni slave che vivevano sulle rive meridionali del Baltico, ai mercanti tedeschi si unirono ecclesiastici predicatori determinati a convertire le popolazioni della Livonia al cristianesimo romano. Intorno al 1180 San Meinardo, un frate dell’abbazia di Segeberg in Holstein, si unì a dei mercanti di Lubecca ed iniziò la predicazione stabilendo una base a Ikšķile, presso l’odierna Riga, venendo riconosciuto dal papa Clemente III come a capo della nuova diocesi di Livonia, suffraganea della sede arcivescovile di Brema. La predicazione e la conversione si dimostrò tuttavia molto difficile con diffusi fenomeni di apostasia da parte delle popolazioni neo-convertite e frequenti ricorsi alla violenza, che reclamarono nel 1198 la vita di Bertoldo di Hannover, successore di Meinardo alla testa della diocesi. L’interesse economico tedesco per la Livonia era tuttavia ormai evidente e si saldò in fretta con l’interesse di Santa Romana Chiesa: il successore di Bertoldo, Alberto di Bexhövede, nel 1199 ottenne dal papa Innocenzo III la proclamazione ufficiale di una crociata per convertire le popolazioni baltiche e nella primavera del 1200 giunse in Livonia con una flotta e un vero e proprio esercito. Nel 1201 assieme ad alcuni mercanti di Gotland fondò Riga che fu pesantemente fortificata e divenne la nuova sede diocesana. Per il resto fu abile ad usare il bastone e la carota, giocando sulle rivalità tra le varie tribù indigene e assoggettando con la forza quelle che resistettero maggiormente alla conversione. Fu abile altresì ad attrarre dalla Germania un flusso continuo di militari e di coloni che resero in breve il processo di colonizzazione inarrestabile. Nel 1202 Alberto creò un ordine militare, quello dei Cavalieri Portaspada, che divennero cruciali nel controllo militare delle terre assoggettate, ove l’ostilità delle popolazioni indigene era sempre presente.

La conquista attraversò varie fasi e potè dirsi realmente terminata solo intorno al 1290. Alcune popolazioni accettarono pacificamente la conversione, altre no o comunque la accettarono solo in maniera superficiale. Gli scontri furono molti e sanguinosi e molte volte la conversione fu forzata sulla punta delle spade, con la morte come unica alternativa. Il seguito della sconfitta militare delle popolazioni, ma anche delle più rare dedizioni pacifiche, era inevitabilmente la sottomissione a coloni tedeschi che imponevano immediatamente il regime feudale e la servitù della gleba.

Nell’Estonia del nord la conquista non fu attuata da tedeschi bensì dal re Valdemaro II di Danimarca con una spedizione famosa nel 1219 culminata nella battaglia di Lyndanisse, dove asseritamente comparve dal cielo il vessillo (Dannebrog) che sarebbe diventato la bandiera della Danimarca. Qui inizialmente si stabilì un regime coloniale più blando ma come vedremo tutto sarebbe cambiato in seguito.

Nel giro di pochi anni Alberto di Riga fu in grado di dare alle nuove terre un’organizzazione politica. Nel febbraio 1207 le nuove terre furono incorporate come principato del Sacro Romano Impero con il nome di Terra Mariana, terra dedicata alla Vergine come patrona, con Alberto a suo capo. Passarono però pochi anni quando, nel 1215, il pontefice Innocenzo III, forte della sua posizione nei confronti del giovane Federico II di Svevia, proclamò il territorio direttamente soggetto alla Santa Sede. Internamente i Cavalieri Portaspada, forti dei propri successi militari, arrivarono in breve a disputare l’autorità di Alberto generandosi delle situazioni di tensione che si sarebbero risolte solo dopo alcuni anni, quando grazie alla mediazione del legato papale Guglielmo di Sabina si arrivò ad una suddivisione definitiva del territorio. La Terra Mariana fu suddivisa tra quattro principati ecclesiastici facenti capo rispettivamente all’Arcidiocesi di Riga e alle diocesi di Curlandia, di Dorpat e di Ösel–Wiek e un principato facente capo alla Danimarca, il ducato di Estonia; il resto del territorio venne attribuito all’ordine dei Portaspada.

L’Arcivescovo di Riga godeva di una condizione di primazia. Tutto il paese venne in breve disseminato di castelli in pietra da cui i coloni tedeschi, vassalli o dei vescovi, o dei Portaspada, o del re di Danimarca, controllavano le popolazioni indigene costrette a un duro regime servile. Oltre a Riga nacquero altre città quali Reval (odierna Tallinn) e Dorpat (odierna Tartu), sede vescovile. Tali città adottarono regimi legali di tipo tedesco, in particolare il diritto di Lubecca (Reval) e il diritto di Magdeburgo (Riga, Dorpat).

A differenza di quanto avvenne più a sud, in Prussia, tuttavia, le popolazioni indigene non furono sottoposte a un processo di germanizzazione. Mantennero le loro lingue, dirette antesignane delle lingue baltiche odierne, e anche la religione (catechesi, predicazione, Padre Nostro e Credo) fu loro somministrata nelle lingue locali.

Nel giro di un secolo la Livonia vide lo stabilimento effettivo di una élite tedesca fatta di ecclesiastici, militari, coloni, mercanti e artigiani urbani che esercitò nel paese un dominio assoluto sulla totalità della popolazione indigena. I coloni tedeschi erano talvolta membri della piccola nobiltà, talaltra no, ma in Livonia accedettero comunque ai ranghi nobiliari costituendo una ben definita classe sociale che nei fatti dominò il paese sino al XIX secolo avanzato. Agli indigeni furono negati i diritti politici, furono preclusi l’accesso alla nobiltà, alle cariche ecclesiastiche e alle corporazioni mercantili e artigiane. Furono generalmente vietati i matrimoni misti.

La vita politica del paese fu contrassegnata dalle continue rivolte delle popolazioni indigene e dai contrasti con le due città russe di Pskov e soprattutto Novgorod, che a seguito dello stabilimento della Terra Mariana si videro minacciate nelle loro relazioni commerciali con l’ovest. La spinta colonizzatrice verso sud e verso est fu bloccata da alcuni significativi eventi militari. Nel 1236 i Cavalieri Portaspada si spinsero verso la Lituania in una spedizione contro Semgalli e Samogizi ma furono rovinosamente sconfitti nella battaglia di Saule. A seguito di tale battaglia l’ordine decise di confluire nell’Ordine Teutonico che proprio in quegli anni iniziava la propria attività di conquista e colonizzazione in Prussia; adottando la regola teutonica i Portaspada sopravvissero quindi come branca livone dell’Ordine Teutonico. Pochi anni dopo, nel 1242, i cavalieri incapparono in un’altra sconfitta, questa volta ad opera dei Russi di Novgorod, nella celebre battaglia del lago Peipus, la “battaglia sul ghiaccio”, che pose nei fatti fine a qualunque spinta espansiva a est.

La struttura politica della Terra Mariana si mantenne formalmente immutata per tre secoli. Nel 1343 il paese fu scosso dalla grande rivolta estone nei territori danesi che, pur essendo soggetti al re di Danimarca, avevano in pratica la stessa struttura sociale del resto del paese, con coloni, artigiani, mercanti e proprietari terrieri soprattutto tedeschi titolari di fatto delle leve del potere e del governo. A seguito di tale grande insurrezione (rivolta del giorno di San Giorgio), durata 3 anni con grande spargimento di sangue, il re Valdemaro IV vendette nel 1346 il ducato di Estonia all’Ordine Teutonico. Per il resto si assistette a crescenti contrasti tra l’Ordine di Livonia e i vescovi, soprattutto con l’arcivescovo di Riga. L’Ordine cercò di imporre la propria autorità in barba ai diritti e alle prerogative dei vescovi, non esitando talvolta a usare la propria forza militare. I prelati si rivolsero sistematicamente alla Curia pontificia per difendere i propri diritti ma non sempre ebbero successo e peraltro parecchie volte l’Ordine si dimostrò sordo anche a ingiunzioni papali. In generale si può affermare che nei fatti l’Ordine nel corso del XIV secolo arrivò ad esercitare sul territorio un’autorità praticamente assoluta, spesso riuscendo ad imporre dei propri esponenti ai capitoli delle varie diocesi. D’altra parte l’amministrazione dell’Ordine era sicuramente per i tempi della più alta qualità, ordinata, attenta anche se sicuramente non morbida, ne nei confronti dei propri vassalli ne nei confronti delle popolazioni indigene. Un’altra fonte di conflitto interno fu quella tra le tre città, Riga, Reval e Dorpat, che avevano aderito alla Lega Anseatica, e di volta in volta i vescovi oppure l’Ordine. Le borghesie mercantili e artigiane delle città rivendicavano delle autonomie che ne i vescovi, ne l’Ordine, erano disposti a concedere. Particolarmente significativo in tal senso fu il conflitto tra Riga, appoggiata dall’arcivescovo, e l’Ordine tra il 1419 e il 1426 che alla fine sfociò nello stabilimento della Dieta di Walk, assemblea rappresentativa dei quattro poteri, Arcivescovo di Riga, Ordine di Livonia, altri vescovi, città.

In ogni caso al paese nel suo complesso, negli anni tra il 1290 e il 1558, furono risparmiate grandi guerre distruttive. Dei contrasti si ebbero sulle frontiere, con Novgorod e i principati russi suoi successori e a sud con la Lituania, pagana sino al 1386 e in seguito cristiana e legata dinasticamente alla Polonia.

Il panorama politico mutò radicalmente nel XVI secolo a seguito di due fattori: la penetrazione nel paese della Riforma luterana e la crescita aggressiva della potenza moscovita ad est.

Penetrata in Livonia attraverso i mercanti tedeschi intorno al 1520 la Riforma incontrò immediatamente simpatie tanto tra la borghesia e i proprietari terrieri tedeschi, quanto nelle gerarchie ecclesiastiche e nel clero. E tramite il clero si impose anche alle popolazioni indigene. L’Ordine in Livonia restò formalmente cattolico, anche dopo il 1525, quando il Gran Maestro Alberto di Brandeburgo si fece luterano e secolarizzò i territori dell’Ordine Teutonico in Prussia. Ma era sempre più indebolito e non riuscì ad opporre alcuna seria resistenza nel 1558 quando lo zar russo Ivan il Terribile invase le terre della Diocesi di Dorpat annientando i cavalieri nella battaglia di Ergeme. Per il paese fu giocoforza ricorrere all’aiuto esterno che fu trovato nella Polonia-Lituania, nella Danimarca e nella Svezia, attente a impedire ai sovrani di Mosca lo sbocco diretto sul Baltico. La Guerra di Livonia durò 25 anni, sino al 1583, ed ebbe vicende estremamente confuse, caratterizzate da frequenti capovolgimenti di fronte. Il risultato finale fu in ogni caso la fine della Terra Mariana come stato. La parte centro meridionale del paese divenne parte della Polonia-Lituania, l’isola di Ösel finì alla Danimarca e l’Estonia settentrionale alla Svezia. L’ultimo Maestro Provinciale dell’Ordine di Livonia, Gotthard Kettler, convertitosi alla Riforma, fu compensato con una nuova creazione, il ducato di Curlandia, tratto da territori dell’Ordine secolarizzati sulla costa lettone. Ma se la struttura politica cambiò in modo radicale non così potè dirsi per la struttura sociale, che rimase immutata. Polonia, Danimarca e Svezia installarono nel paese dei governatori ma concordarono con l’élite nobiliare tedesca la permanenza delle regole sociali, che sottoponevano a servitù la popolazione indigena.

Dal 1583 al 1710 la Livonia attraversò un lungo periodo di sconvolgimenti politici dettati principalmente dalla lotta per il predominio nel Baltico tra Polonia, Danimarca, Svezia e infine Russia. Nel corso del XVII secolo gli Svedesi si imposero militarmente arrivando a controllare l’intera Livonia. Persero poi tutto nel corso della Grande Guerra del Nord (1700-1721) quando la Russia, guidata dallo zar Pietro il Grande, riuscì finalmente a imporsi come la grande potenza del nord. Ma anche in questo caso i nuovi governanti non intaccarono la struttura sociale del paese, che restò immutata per tutto il secolo XVIII. Anzi, numerosi membri della nobiltà tedesca di Livonia fecero importanti carriere all’interno dell’Impero Russo. Fu necessario attendere il 1816 quando lo zar Alessandro I promulgò la Legge contadina estone, cui seguirono provvedimenti analoghi in Lettonia e Curlandia, che abolì la servitù della gleba, anche se i proprietari terrieri tedeschi rimasero i padroni effettivi. Nel corso del XIX secolo le popolazioni indigene conobbero un lungo periodo di rinascimento nazionale e culturale ma l’emancipazione fu comunque un fenomeno tormentato. La rivoluzione russa del 1905 fu caratterizzata soprattutto in Lettonia da violenze e massacri nei confronti dei proprietari terrieri tedeschi e da sanguinose repressioni da parte delle truppe zariste. Il processo sarebbe finalmente culminato dopo la I Guerra Mondiale con la nascita delle tre repubbliche di Estonia, Lettonia e Lituania, le riforme agrarie e la fine del dominio della nobiltà tedesca.

Per approfondire:

Bartlett, Roger, The Russian and the Baltic German Nobility on the Eighteenth Century, in Cahiers du Monde Russe et Soviétique, 34, 1993

Bugiani, Piero, Un ordine religioso-militare del Nord: i Cavalieri Portaspada, in Settentrione, Rivista di studi italo-finlandesi, 24, 2012

Christiansen, Eric, Le crociate del Nord. Il Baltico e la frontiera cattolica (1100-1525) (trad.ital.), Bologna, 2016

Dzenis, Agris, The Livonian Confederation: Political Structure and Institutions (13th-16th c.), Riga, 2008

Frost, Robert, The Northern Wars: War, State, and Society in Northeastern Europe, 1558-1721, Londra, 2000

Kasekamp, Andres, A History of the Baltic States, Londra, 2010

Malowist, Marian, The Economic and Social Development of the Baltic Countries from the Fifteenth to the Seventeenth Century, in Economic History Review, 12, 2, 1959

Murray, Alan (edit.), Crusade and Conversion on the Baltic Frontier, 1150-1500, Aldershot, 2001

Selart, Anti, Livonia, Rus’ and the Baltic Crusades in the Thirteenth Century, Leiden-Boston, 2015

Urban, William, The Baltic Crusade, DeKalb, IL, 1975

Fonti:

Heinrici Chronicon Livoniae, di Enrico di Livonia, ediz.italiana a cura di Piero Bugiani, Livorno, 2005

Livländische Reimchronik, anonima, ediz.italiana a cura di Piero Bugiani, Viterbo, 2016

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