La nascita in sordina di un impero militare
La caduta di Acri nel 1291 segnò la fine definitiva dell’epopea crociata in Terrasanta. Le potenze dominanti nel vicino Oriente restavano due: il sultanato mamelucco d’Egitto, che controllava Egitto, Palestina, Siria e Hijaz (con Mecca e Medina) e l’Ilkhanato mongolo di Persia (dal 1295 anch’esso musulmano) che controllava l’attuale Iraq. L’Anatolia assisteva alla disgregazione del sultanato selgiuchide di Rum che si frammentava in numerosi staterelli organizzati su base tribale chiamati beylik, ve si stabilivano tribù di guerrieri turchi provenienti da est in fuga dall’invasione mongola. Nel Nordafrica dominavano alcune dinastie locali mentre nella penisola iberica tutto ciò che restava della grande al-Andalus era il regno nasride di Granada. Posto che la potenza più importante, il sultanato mamelucco, non dimostrava particolare aggressività nei confronti dell’Anatolia si può affermare che l’Europa non vedeva l’Islam con particolare timore. Anche se le avanguardie della cristianità a oriente erano staterelli deboli quali l’Impero Bizantino dei Paleologi, l’Impero di Trebisonda, il regno armeno di Cilicia, il regno di Cipro e i regni georgiani l’attitudine nei confronti dell’oriente aveva nei fatti cessato di essere di conflitto privilegiando i rapporti commerciali, con Genova e Venezia in prima fila.

Eppure in meno di un secolo tutto ciò cambiò e da uno di quegli staterelli tribali dell’Anatolia sbocciò un impero militare che avrebbe fatto tremare l’Occidente rimanendo protagonista sino al XX secolo. Sebbene le origini ottomane siano tuttora avvolte nella leggenda e nell’oscurità sembra che nella seconda metà del sec.XIII un certo Ertuğrul avrebbe ricevuto dal sultano selgiuchide di Rum l’incarico di presidiare con i suoi guerrieri appartenenti alla tribù Kayı un territorio in Bitinia attorno alla città di Söğüt. Il territorio aveva il vantaggio di confinare ad ovest con il debole Impero Bizantino permettendo quindi di effettuare scorrerie sistematiche contro i nemici dell’Islam. Morto Ertuğrul nel 1280 gli successe il figlio Osman che approfittò della dissoluzione del sultanato di Rum rendendosi completamente indipendente e inaugurando così quindi la lunga linea dei sultani ottomani.
Da staterello di predoni a potenza regionale
Osman I (1280-1326) guidò il suo gruppo di guerrieri contro i territori bizantini confrontandosi con una resistenza dovuta soprattutto ai grandi latifondisti greci e alle loro milizie private. L’impero dei Paleologi, sotto l’imperatore Andronico II (1282-1328), era stato infatti costretto per ragioni economiche a ridurre drasticamente le proprie forze militari. Si trattò quindi per Osman di una guerra facile, a combattere la quale poteva attrarre facilmente guerrieri turchi, detti ghazi, da est spinti dalle prospettive di bottino e dal mito della guerra religiosa. Ciò che restava dei domini bizantini d’Asia si ridusse drasticamente in pochi anni. Tre città restavano in Asia, Brussa (odierna Bursa), Nicea (odierna İznik) e Nicomedia (odierna İzmit). Dopo un lungo blocco Brussa cadde poco la morte di Osman, avvenuta per ragioni naturali nel 1326. Successo ad Osman, il figlio Orkhan (1326-1360) proseguì l’attività di conquista sistematica.L’imperatore bizantino Andronico III (1328-1341) tentò un ultimo sforzo militare nel 1330 in soccorso di Nicea assediata ma fu sconfitto nella battaglia di Pelekanon.

Dopo di allora qualunque attività militare bizantina in Asia cessò: Nicea cadde nel 1331 e Nicomedia la seguì nel 1337. All’attività di conquista e annessione di territori bizantini con Orkhan si aggiunse l’ingrandimento territoriale a spesa di altri beylik anatolici con la conquista di quello di Karesi (regione odierna di Balıkesir nell’Anatolia nord-occidentale, sul mare) nel 1345. Inoltre, molto importante, sotto Orkhan il beylik ottomano iniziò a trasformarsi effettivamente in uno stato, con un’amministrazione, un sistema fiscale, un conio autonomo di moneta e un esercito professionale. Nel 1352 Orkhan prestò aiuto all’imperatore bizantino Giovanni VI Cantacuzeno coinvolto in una guerra civile contro il proprio rivale Giovanni V Paleologo. Cantacuzeno permise alle truppe ottomane di attraversare i Dardanelli mettendo piede in Europa.
Presto tuttavia dovette pentirsi dell’errore commesso poiché i turchi si impadronirono della fortezza di Gallipoli rifiutando di ritornarla all’impero. Gallipoli fu la testa di ponte dalla quale iniziarono le incursioni turche nei Balcani, inizialmente rivolte soprattutto contro i territori bizantini della Tracia.
Murad I: le prime conquiste in Europa
Il panorama politico dei Balcani meridionali intorno al 1360 era quanto di meglio possibile per dei forti e determinati conquistatori quali gli Ottomani. L’Impero Bizantino era stato fortemente indebolito dalle guerre civili e non esercitava che un controllo nominale sulla Tracia e la Macedonia meridionale. Gli altri due stati degni di tal nome presenti nell’area erano la Bulgaria e la Serbia. In entrambi i casi, tuttavia, il potere centrale era estremamente debole di fronte ai vari nobili locali, che si comportavano in modo pressochè indipendente ed erano dediti soprattutto a guerreggiare tra loro. La strategia ottomana ricalcò quella già utilizzata contro i possedimenti asiatici dell’impero bizantino: dalla base di Gallipoli si iniziò a lanciare incursioni contro la Tracia, la Bulgaria meridionale e i territori serbi della Macedonia. A tali incursioni seguivano stanziamenti importanti di popolazioni turche dall’Anatolia, talvolta associate alla deportazione di popolazioni cristiane in Asia. Il lungo regno di Murad I (1360-1389) fu inaugurato con la conquista di Adrianopoli, la città più importante della Tracia, che divenne quasi subito la nuova capitale al posto di Bursa. Nel 1371 l’uomo forte della Serbia, Vukasin Mrnjavcevic, co-reggente assieme al debole zar Stefano Uroš V, conscio del pericolo presentato dagli Ottomani organizzò una grande spedizione militare contro Adrianopoli che tuttavia naufragò con la tremenda sconfitta subita a Chernomen, sul fiume Maritsa, il 26 settembre 1371, in cui egli stesso trovò la morte. In Bulgaria l’offensiva ottomana si intensificò dopo la morte nel 1371 dello zar Ivan Alessandro e la divisione del paese tra due figli rivali. Tra il 1371 e il 1388 gli ottomani malgrado una disperata resistenza conquistarono la Bulgaria meridionale riducendo i territori governati dallo zar Ivan Šišman alla fascia di territorio compresa tra la capitale Tarnovo e il Danubio. I tentativi di espandersi verso la Serbia generarono invece una reazione dei nobili serbi che formarono una coalizione guidata dal principe Lazzaro Stefano Hrebeljanović che governava nella valle della Morava. Dopo una serie di scontri minori, in cui i Serbi ottennero alcuni successi, si arrivò alla grande e famosa battaglia di Kossovo del 15 giugno 1389, rimasta scolpita nella tradizione patriottica serba. In essa entrambi i leader, Murad e Lazzaro, trovarono la morte, il primo assassinato da un nobile serbo e il secondo catturato e giustiziato. Se sul campo la battaglia non ebbe probabilmente ne vincitori ne vinti strategicamente si rivelò una grande vittoria ottomana poiché in seguito ad essa i Serbi, che avevano perso buona parte delle proprie forze militari e che a differenza dei Turchi non erano in grado di rimpiazzarle, accettarono di dichiararsi vassalli del nuovo sultano Bayezid I (1389-1402).
Bayezid I: minaccia per l’Europa, espansione in Asia e collasso dell’impero
Le conquiste di Murad erano state rese possibili dalla debolezza degli stati dei Balcani meridionali ma anche da profonde riforme in campo militare. Alle orde di guerrieri ghazi, guidate in larga parte dalla mistica della guerra religiosa ma anche dalla ricerca di bottino, si affiancarono delle nuove truppe, che sarebbero state per vari secoli caratteristiche dell’impero ottomano. Tali milizie, inizialmente reclutate dal sultano tra gli schiavi, furono addestrate e retribuite nella assoluta fedeltà al sultano stesso. Coloro addestrati quali fanteria furono i famosi giannizzeri mentre le forze di cavalleria divennero i sipahi. Per questi ultimi si passò in breve da una retribuzione diretta, che permase per i giannizzeri, a un’organizzazione che ricalcava quella bizantina dei temi. Ai cavalieri furono concesse delle estensioni di terreno, dette timar, delle quali percepivano le entrate fiscali dovendo in cambio presentarsi in guerra quando convocati equipaggiando a proprie spese altri cavalieri sulla base del valore del timar. I giannizzeri invece iniziarono ad essere reclutati soprattutto in Europa attraverso il famoso devşirme: i ragazzi venivano forzatamente sottratti alle loro famiglie, convertiti all’Islam ed educati ad una assoluta fedeltà al sultano e allo stato, oltre a ricevere una formidabile istruzione militare. A queste forze si unirono quelle dei nuovi vassalli balcanici, soprattutto serbi.

Alla guida di tali truppe Bayezid I completò la conquista della Bulgaria conquistando Tarnovo (1393) e affacciandosi sul Danubio. La conquista della Valacchia fallì quando il voivoda Mircea I respinse gli Ottomani nella battaglia di Rovine (1395) ma le incursioni in Grecia portarono all’annessione della contea catalana di Salona (1394) e si spinsero sino al Peloponneso. Il re d’Ungheria Sigismondo, futuro imperatore, chiese aiuto all’Europa cristiana e il pontefice romano Bonifacio IX proclamò una crociata che ottenne una risposta entusiastica soprattutto tra la nobiltà francese. Un grande esercito crociato marciò verso i Balcani meridionali ma a Nicopoli sul Danubio, il 25 settembre 1396, fu rovinosamente sconfitto dagli Ottomani, in una delle grandi e iconiche battaglie che segnarono la demise della cavalleria medievale.
Bayezid tuttavia non trascurò l’espansione ad est mirando ad annettere i beylik rimanenti in Anatolia. Germiyan, uno dei maggiori, era stato annesso in larga parte nel 1378 tramite un legame matrimoniale. Sfruttando soprattutto le forze dei vassalli cristiani a partire dal 1390 furono annessi all’impero Aydin, Saruhan, Menteşe e altri minori sino a che, nel 1397, fu sconfitto e annesso il maggiore dei beylik, Karaman, nel sud-est della penisola. Ma l’offensiva a oriente si rivelò alla fine esiziale per il primo Impero Ottomano. Negliultimi decenni del secolo a partire dalle steppe della Transoxiana si era affermato un capo di origine mongola, ma completamente islamizzato, Timur, che si rivelò essere uno dei più grandi e spietati conquistatori della storia. Padrone della Persia e della Mesopotamia, reduce da incursioni in India e nella Russia meridionale, Timur aggredì l’Anatolia spinto dagli emiri dei beylik spodestati da Bayezid. Il sultano mosse verso est per fronteggiare la minaccia ma nella grande battaglia di Ankara, il 28 luglio 1402, fu rovinosamente sconfitto e preso prigioniero. Timur dilagò ad ovest, restaurando i beylik annessi dagli Ottomani come propri vassalli.

Galleria Nazionale d’Arte, Leopoli
L’impero si ridusse in Anatolia praticamente alla fascia costiera attorno al Mar di Marmara e all’antica capitale Brussa ma, inaspettatamente, mantenne la propria unità in Europa. Mentre Bayezid permaneva prigioniero di Timur (sarebbe morto in prigionia intorno al 1403) i suoi quattro figli entrarono in una lunga e sanguinosa contesa per la successione che sarebbe durata sino al 1413, quando il principe Mehmed dopo aver eliminato i fratelli Suleyman, Isa e Musa riuscì a imporsi come unico sultano ed avviare la rinascita dell’impero che, come vedremo, nel ‘400 e nel ‘500 conobbe il suo maggiore periodo di espansione arrivando ad affermarsi come una delle prime potenze del mondo conosciuto.
Per approfondire:
Fine, John V.A. Jr., The Late Medieval Balkans, Ann Arbor, MI, 1994
Köprülü, Mehmed Fuad, The Origins of the Ottoman Empire (trad.ingl.), New York, NY, 1992
Lindner, Rudi P., Nomads and Ottomans in Medieval Anatolia, Bloomington, IN, 1983
Shaw, Stanford J., History of the Ottoman Empire and Modern Turkey. Vol.1. Empire of the Gazis, Cambridge, 1976
Uyar, Mesut & Erickson, Edward J., A Military History of the Ottomans. From Osman to Ataturk, Santa Barbara, CA, 2009
Zachariadou, Elisabeth (cur.), The Ottoman Emirate 1300-1389, Rethymnon, 1993